Un documento dalla Regione Friuli Venezia Giulia fornisce indicazioni sulla sicurezza nei lavori di scavo e istruzioni operative per la scelta delle opere provvisionali di sostegno in funzione della natura dei terreni
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Nel sito web della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, è presente un documento prodotto dai Servizi Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro delle Aziende regionali per i Servizi Sanitari. Il documento “La sicurezza nei lavori di scavo – Istruzioni operative per la scelta delle opere provvisionali in funzione della natura dei terreni” si sofferma sulla definizione di scavo e sull’identificazione delle varie tipologie come di seguito riportato.
Scavo: con il termine di scavo viene definita qualsiasi asportazione di rocce e/o terra dalla collocazione originaria necessaria alla creazione di splateamenti, cavità, ecc. di forme e dimensioni opportune, necessari per la realizzazione di opere ingegneristiche. Gli scavi si distinguono in:
- Scavi a cielo aperto
- Scavi in galleria
Il documento qui illustrato si sofferma unicamente sugli scavi a cielo aperto.
Gli scavi a cielo aperto si suddividono in:
- Scavi di sbancamento (o splateamento o in sezione ampia o sterri) sono quelli in cui la superficie orizzontale è preponderante rispetto alla profondità dello scavo, e tale sezione è sufficientemente ampia da consentire l’accesso ai mezzi di trasporto sino al fronte di scavo (accesso diretto o a mezzo di rampe provvisorie), in modo che il materiale scavato venga caricato direttamente sui mezzi di trasporto. In genere si ricorre a questi tipi di scavo quando è necessario eseguire scavi su vasta superficie quali quelli per lo spianamento o sistemazione del terreno.
- Scavi a sezione aperta sono quelli scavi in cui la superficie orizzontale è preponderante rispetto alla profondità dello scavo. In genere si ricorre a questi tipi di scavo quando si deve realizzare cantinati di nuova costruzione, corpi di fabbrica interrati, piani di appoggio di platee di fondazione ed in genere scavi al disotto del piano di campagna.
- Scavi a sezione ristretta o obbligata: si intendono di solito gli scavi aventi la larghezza uguale o inferiore all’altezza, eseguiti a partire dalla superficie del terreno naturale o dal fondo di un precedente scavo di sbancamento, sempre che il fondo del cavo non sia accessibile ai mezzi di trasporto. Più in particolare:
- per scavi a sezione obbligata si intendono quelli scavi con dimensioni vincolate in cui la lunghezza e la larghezza sono inferiori alla profondità (scavi di fondazione). In genere si ricorre a questo tipo di scavo per la realizzazione delle fondazioni a plinto o a trave rovescia;
- per scavi a sezione ristretta o in trincea si intendono quelli in cui la profondità di scavo è maggiore della sua lunghezza e la larghezza alla base dello scavo non è maggiore di 4,60 m. In genere questi tipi di scavo vengono utilizzati per la posa di tubazioni, sottoservizi, ecc.
Nel caso in cui la profondità sia notevolmente superiore alla superficie orizzontale dello scavo si parla di scavo di pozzi.
Si considerano trincee anche le porzioni di scavo delimitate dalla presenza di strutture comprese tra la struttura e il fronte dello scavo.
Il documento dedica poi un intero capitolo soffermandosi sulla classificazione delle terre (vedi il documento completo).
Tenuta dei fronti di scavo
La capacità della parete di scavo di autosostenersi in assenza di opere di stabilizzazione deve essere valutata in sede progettuale in modo rigoroso; è necessario quindi effettuare tutte le indagini preliminari di natura geologica e geotecnica e le relative elaborazioni, cui si è già accennato nei capitoli precedenti.
Infatti, è possibile dare allo scavo un’inclinazione (definita Inclinazione di sicurezza, scarpa, angolo di scarpa) tale per cui essa risulti stabile nel breve periodo e non vi sia pericolo di crollo. Detta inclinazione di sicurezza è determinata dalle caratteristiche della parete di scavo; tra quelle di maggiore interesse vanno ricordate:
- le condizioni geologiche (presenza di discontinuità quali, ad esempio, fratture e/o intercalazioni di livelli litologicamente differenti) e idrogeologiche (eventuale presenza e condizioni di circolazione delle acque sotterranee);
- le caratteristiche geometriche (altezza);
- le caratteristiche geotecniche del terreno (angolo di attrito interno, coesione);
- le condizioni al contorno dello scavo (presenza di sovraccarichi in prossimità della parete di scavo, quali costruzioni, edifici, ecc.).
Le metodiche di valutazione della stabilità di un versante (sia esso naturale o artificiale) tengono conto di questi fattori. In via del tutto preliminare si può comunque evidenziare che:
- la presenza di discontinuità (fratture, diaclasi, giunti, ecc.) agisce a sfavore della stabilità;
- le condizioni di saturazione del terreno diminuiscono il valore della resistenza interna del materiale;
- la presenza di falde idriche sospese nell’ambito del versante, analogamente alla presenza di costruzioni o ingombri di qualsivoglia natura in prossimità del limite della parete di scavo, costituiscono sovraccarichi che agiscono a sfavore della stabilità;
- l’aumentare dell’altezza agisce a sfavore della stabilità, per inclinazioni superiori al valore dell’angolo di attrito interno, come precisato nel paragrafo successivo.
In ogni caso all’aumentare dell’angolo di attrito interno del materiale e della sua coesione aumenta l’angolo di scarpa e, conseguentemente, la stabilità del versante.
La guida si sofferma in seguito sulla valutazione delle condizioni di stabilità di uno scavo e sulle opere provvisionali di sostegno ed i sistemi di protezione, temi per i quali si consiglia la visione del documento completo.
Vedi Documento del Friuli Venezia Giulia
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